Lo studente modello che interrompe la scuola
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Abstract
Il caso clinico di Filippo mi è sembrato interessante per le possibilità di riflessione che offre relativamente ai contesti, in particolare quelli fondati sul modello adempitivo.
La dimensione organizzativa che fonda le relazioni sul modello adempitivo è un’organizzazione che garantisce l’appartenenza e si basa sulla simbolizzazione di un potere che sovrasta e prescrive il “da farsi” secondo modalità ripetitive e prevedibili. Adempiere quindi comporta conoscere bene le regole del sistema di appartenenza in modo da riuscire a corrispondere quanto più possibile alla sue aspettative. Chi dà la norma, inoltre, esercita anche il controllo sulle procedure e sugli esiti, controllo che non può essere messo in discussione, né comporta il confronto con la verifica degli obiettivi.
C’è da dire che questa inclusione di un potere esterno, che svilisce l’acquisizione di competenze nella costruzione del prodotto e implica la rinuncia alla decisionalità, ha un chè di rassicurante: evita di imbattersi nel non conosciuto, nell’estraneo che fa paura. Come effetto ha quello di produrre comportamenti ripetitivi e veloci nell’attuazione, procedure già predefinite che esentano dal dilemma della scelta, dalla tensione del rischio e dall’impegno che richiede il perseguire un obiettivo.
È possibile rilevare queste dimensioni in moltissimi contesti: nella famiglia, quando si fa garante dell’appartenenza esclusiva; nella scuola, quando si persegue un apprendimento dove studiare è finalizzato a imparare ciò che l’insegnante si aspetta e che i programmi prescrivono, nei Servizi Sanitari, quando ci si imbatte in quelle realtà che impongono il confronto con la propria impotenza.
La dimensione organizzativa che fonda le relazioni sul modello adempitivo è un’organizzazione che garantisce l’appartenenza e si basa sulla simbolizzazione di un potere che sovrasta e prescrive il “da farsi” secondo modalità ripetitive e prevedibili. Adempiere quindi comporta conoscere bene le regole del sistema di appartenenza in modo da riuscire a corrispondere quanto più possibile alla sue aspettative. Chi dà la norma, inoltre, esercita anche il controllo sulle procedure e sugli esiti, controllo che non può essere messo in discussione, né comporta il confronto con la verifica degli obiettivi.
C’è da dire che questa inclusione di un potere esterno, che svilisce l’acquisizione di competenze nella costruzione del prodotto e implica la rinuncia alla decisionalità, ha un chè di rassicurante: evita di imbattersi nel non conosciuto, nell’estraneo che fa paura. Come effetto ha quello di produrre comportamenti ripetitivi e veloci nell’attuazione, procedure già predefinite che esentano dal dilemma della scelta, dalla tensione del rischio e dall’impegno che richiede il perseguire un obiettivo.
È possibile rilevare queste dimensioni in moltissimi contesti: nella famiglia, quando si fa garante dell’appartenenza esclusiva; nella scuola, quando si persegue un apprendimento dove studiare è finalizzato a imparare ciò che l’insegnante si aspetta e che i programmi prescrivono, nei Servizi Sanitari, quando ci si imbatte in quelle realtà che impongono il confronto con la propria impotenza.
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Come citare
Mustillo, I. (2013). Lo studente modello che interrompe la scuola. Rivista Di Psicologia Clinica , 2. https://www.quadernidipsicologiaclinica.com/index.php/rpc-archivio/article/view/1035